La piccola baia di Castellabate è uno degli ambiti costieri pił affascinanti
e ricchi di natura e di memorie culturali della Provincia di Salerno.
Terra di antichissime tradizioni, essa riserva al cultore dell'arte, allo studioso della
natura, allo sportivo appassionato e al turista curioso, infinite opportunitą di escursioni,
di conoscenza, di divertimento.
Sono i luoghi che segnano il limite geografico settentrionale della baia, la meta indicata
per iniziare il nostro "itinerario della conoscenza" per una prima escursione alla scoperta
del territorio di Castellabate. Raggiungendo dalla statale 267 la localitą Lago, attraverso
un'itinerario di grande suggestione naturalistica che è possibile effettuare, anche a
cavallo, percorrendo la strada forestale che si snoda nella pineta di pini d'aleppo,
si giunge al promontorio di Punta Tresino, sede dell'antica colonia greca Trezene.
Da qui si raggiunge il villaggio, fondato intorno all'anno 1000 e abbandonato nel
diciottesimo secolo, che prende il nome di Case di San Giovanni, dalla chiesetta
diroccata che ancora mostra inalterato il carattere raffinato della sua veste ultima
settecentesca. Ritornando alla strada statale 261 e seguendola in direzione sud si
raggiunge Santa Maria di Castellabate. Il paese, che si affaccia sul mare che fu della
Sirena Leucosia, conserva intatto il fascino dell'antico borgo marinaro, e le tracce di
un passato fortemente legato tanto all'influenza della Badia di Cava dei Tirreni (tra i
cui possedimenti era la splendida Castellabate, e di cui a sua volta Santa Maria era
appunto marina e scalo commerciale), quanto alla storia romana, greca coloniale e
pregreca .I due ingressi del paese sono sottolineati dalla presenza di due bellissime
ville, la Villa del Principe di Belmonte e la Villa Matarazzo, sede di interessantissime
attivitą culturali, e nei cui giardini, dietro alti muri, crescono alberi secolari
e piante rare e preziose. È comunque la marina a restituire le pił profonde suggestioni:
tra la "Punta dell'inferno" e la spiaggia del "Pozzillo", le antiche strutture del
"Puorto u' traviersi" (oggi conosciuto come Porto delle gatte), la sequenza di case di
pescatori e palazzoni nobiliari, tra tutti il Palazzo Perrotti costruito intorno alla
possente Torre del sistema difensivo costiero normanno-aragonese, le strade che sfiorano
le cale sabbiose e gli scuri scogli, è davvero possibile cogliere la màlia del canto di
Leucosia, il profondo legame di queste genti col loro mare. Legame profondo per un mare
unico, pericoloso e generoso, prima riserva marina italiana, che gli appassionati subacquei
possono meglio conoscere tanto nei suoi aspetti naturalistici che archeologici, programmando
una escursione con i vari Centri ed Associazioni del settore subacqueo, di supporto e
punti di riferimento per i biologi e gli archeologi marini interessati a questa area
del Mediterraneo. Usciti da Santa Maria, appena imboccata in direzione sud la variante
locale alla SS 267 una deviazione sulla sinistra conduce a Castellabate, superando in
pochi chilometri, attraverso una strada tanto ripida e piena di tornanti quanto bella e
panoramica i circa 280 metri di dislivello che la separano dal mare.
E Castellabate è davvero un luogo straordinario, unico, sicuramente uno dei pił bei centri
storici non solo del Parco del Cilento e Vallo di Diano ma di tutta la costa tirrenica
meridionale, sia per i suo tesori di arte e cultura, sia per la sua posizione geografica
privilegiata, strategicamente dominante ad occidente sullo specchio di mare racchiuso tra
la Punta Tresino e la Punta Licosa, e, ad oriente, sulle dolci colline coltivate del
Cilento Antico. Ricchissima di storia, Castellabate lega il suo nome alla fondazione del
suo castello avvenuta il 10 ottobre 1123 per opera del IV Abate di Cava dei Tirreni,
S. Costabile Gentilcore, e deve molto del suo lustro e della sua raffinata cultura
all'influenza secolare, anche sociale ed economica, dell'ordine monastico benedettino.
Il borgo medioevale splendidamente conservato e generalmente sapientemente restaurato,
ha mantenuto intatto lo schema urbanistico originario, con i piccoli orti urbani le case
intercomunicanti le viuzze strette; uno schema che si è sviluppato nei secoli intorno al
Castello e alla Basilica Romanica di S. Maria de Gulia ed al suo bel campanile, e che si
è arricchito nel tempo di begli esempi di architetture religiose e residenziali, specie
settecentesche, come nel caso del Palazzo Iaquinto o del Palazzo Perrotti orgogliosamente
legato all'ospitalitą riservata a Gioacchlno Murat.
Un borgo medioevale affascinante come pochi, un'atmosfera unica grazie alla quale diventa
piacevole non solo scoprire i tesori d'arte della citata Basilica Pontificia e delle
innumerevoli antiche cappelle, vincere la pigrizia e finalmente risalire scale e vicoli
alla ricerca di portai e antiche magioni, ma anche fermarsi per scoprire, con i tanti che
l'hanno eletta loro dimora e che l'animano con manifestazioni culturali di gran qualità,
l'intimo valore del tempo, del bello, di un possibile equilibrio con il nostro passato.
Ripercorsa a ritroso la strada a tornanti, si raggiunge la statale 267 che, in direzione
sud, intercetta prima il bivio ove, in localitą Torretta si erge lo splendido edificio
omonimo. Situato pił a sud alla base del promontorio di Punta Licosa, la Marina di
S. Marco ci porta preziose testimonianze con i resti del Porto Greco-Romano e di un
porticciolo di una notevole flottiglia peschereccia, formata dalle classiche "Cianciole".
D'estate il porto diventa un importante luogo di ricovero di diportisti.
Ripresa la statale si corre fino al confine meridionale del territorio di Castellabate,
su un tracciato costiero di grande bellezza, con sullo sfondo la costante presenza della sconfinata distesa
blu del mare.